Una parte centrale del lavoro dell’allenatore consiste nel capire quale esercizio scegliere e perché.
Non basta conoscere molte varianti o molti complementari.
Il vero obiettivo è imparare a osservare un fondamentale, individuare una difficoltà, formulare un’ipotesi e scegliere uno strumento con una funzione precisa.
Nel corso questo passaggio è espresso in modo molto chiaro:
Non il contrario.
L’obiettivo non è quindi rendere il programma più interessante.
È renderlo più utile rispetto al problema osservato.
8.1Fondamentale, Variante, Complementare e Accessorio
Vedi anche Appendice C Fondamentale / Variante / Complementare / Accessorio
Tassonomia operativa
| Categoria | Funzione |
|---|---|
| Fondamentale | Alzata principale usata come riferimento |
| Variante | Modifica volontariamente un elemento mantenendo forte somiglianza |
| Complementare | Costruisce muscoli o capacità utili al gesto |
| Accessorio | Completa il programma con funzione locale o secondaria |
Relazione con il gesto
- Fondamentale Massima relazione con il gesto di riferimento.
- Variante Mantiene una forte somiglianza con il fondamentale.
- Complementare Può assomigliare poco al gesto principale.
- Accessorio Bassa specificità rispetto al fondamentale.
Propongo una tassonomia operativa molto chiara.
Fondamentale
È l’alzata principale utilizzata come riferimento.
Nel corso:
- squat
- panca piana
- stacco da terra.
È il gesto sul quale impariamo, progrediamo e misuriamo parte dei miglioramenti.
Variante
Mantiene una forte somiglianza con il fondamentale e modifica volontariamente un elemento del gesto.
Può modificare, per esempio:
- punto di partenza
- pausa
- tempo
- range di movimento
- assetto.
Esempi:
- stacco classico → stacco con fermo al ginocchio
- back squat → box squat
- panca piana → floor press.
Complementare
Non deve necessariamente assomigliare molto al fondamentale.
Serve soprattutto a sviluppare muscoli o capacità che possono contribuire alla prestazione nel gesto principale.
Esempi:
- stacco → rematore con bilanciere
- squat → leg press
- panca → dip alle parallele.
Accessorio
È generalmente più locale o analitico e presenta una minore complessità tecnica.
Viene utilizzato soprattutto per aggiungere volume o rinforzare distretti specifici.
Nel corso considero:
- leg extension
- leg curl
- croci ai cavi
- pushdown tricipiti
- curl.
8.2La gerarchia tra le quattro categorie
La logica può essere sintetizzata così:
Fondamentale = cosa voglio migliorare. Variante = interviene direttamente sul gesto. Complementare = costruisce ciò che serve al gesto. Accessorio = completa il lavoro.
Questa gerarchia è importante perché evita di trattare tutti gli esercizi nello stesso modo.
Un esercizio non viene scelto soltanto perché “allena lo stesso muscolo”.
La domanda è: che funzione deve avere all’interno del programma?
8.3Quando inserire una variante
La variante non è il primo strumento da utilizzare appena vediamo un errore.
Propongo un ordine molto preciso:
Questo principio è importante perché evita di trasformare ogni imperfezione tecnica in una modifica del programma.
Prima correggi. Poi verifica. Solo se il problema persiste, valuta la programmazione.
8.4Non ogni errore richiede una variante
Se una persona esegue male una ripetizione perché:
- è distratta
- è stanca
- ha sbagliato una singola serie; non significa che dobbiamo immediatamente inserire una variante.
Una variante acquista senso quando esiste una difficoltà sufficientemente chiara e ricorrente.
Questo riprende uno dei principi già visti: guarda la ricorrenza, non il singolo errore.
8.5La variante affianca il fondamentale
Nella maggior parte dei casi, propongo che la variante non sostituisca completamente il fondamentale per lunghi periodi.
Il fondamentale mantiene:
- timing
- coordinazione
- traiettoria
- automatismi specifici.
La variante, invece, enfatizza il problema che vogliamo migliorare.
La relazione è quindi: fondamentale = riferimento variante = intervento mirato Questo permette di non perdere il contatto con il gesto che vogliamo realmente migliorare.
8.6Quanto tempo mantenere una variante
Una variante deve avere tempo per produrre un effetto.
Cambiarla ogni due o tre settimane rende difficile:
- impararla
- diventare forti in quella variante
- capire cosa abbia realmente funzionato.
Nel corso indico che una variante può rimanere:
- due mesi
- tre mesi
- quattro mesi
- sei mesi
- o anche più, finché continua ad avere uno scopo.
Il criterio non è quindi il calendario.
È la funzione.
8.7Una variante mirata per volta
Inserire contemporaneamente molte varianti dello stesso fondamentale può:
- aumentare l’aspecificità
- disperdere energie
- rendere difficile capire quale intervento abbia funzionato.
Per questo propongo un principio semplice: cambiare meno cose permette di capire meglio cosa sta funzionando.
Questo è particolarmente importante nella programmazione dell’intermedio, dove il lavoro diventa progressivamente più specifico.
8.8Come capire se una variante funziona
Il riferimento principale rimane il fondamentale.
Se la persona diventa molto forte in una variante ma il fondamentale non mostra alcun beneficio, dobbiamo rivalutare:
- se avevamo identificato correttamente il problema
- se la variante era adatta
- se la dose era corretta
- se la durata era sufficiente.
Questo impedisce di confondere:
Sono migliorato nella variante” con “Ho risolto il problema per cui avevo inserito la variante.
8.9Primer vs Builder
Vedi anche 12.9 Mi chiedo: Primer o Builder? Appendice D Primer / Builder
Funzione, non categoria rigida
Primer
Insegnare o rinforzare un input utile al fondamentale. Domanda: che cosa voglio far imparare al sistema?
Builder
Costruire muscolo, forza locale o struttura. Domanda: che cosa voglio costruire nel sistema?
Uno dei concetti più caratterizzanti della parte pratica del corso è la distinzione tra Primer e Builder.
Primer
È un esercizio scelto soprattutto per insegnare o rinforzare un input utile al fondamentale.
Ha quindi una funzione prevalentemente:
- tecnica
- coordinativa
- di apprendimento motorio.
La domanda guida è:
Che cosa voglio far imparare al sistema?
Builder
È un esercizio scelto soprattutto per costruire il motore.
Può servire a sviluppare:
- muscolo
- forza locale
- struttura necessaria al fondamentale.
La domanda guida è:
Che cosa voglio costruire nel sistema?
8.10Lo stesso esercizio può essere Primer o Builder
Vedi anche Appendice D Primer / Builder
Questo è uno dei concetti più importanti del capitolo.
Primer e Builder non sono categorie rigide di esercizi. Descrivono la funzione con cui un esercizio viene prescritto.
Esempio: Leg Press
Può essere Primer quando viene utilizzata per aiutare un atleta a comprendere meglio il concetto di spingere il pavimento nello stacco.
Può diventare Builder quando viene utilizzata per costruire più quadricipiti.
Esempio: Stacco GT
Può essere Primer quando viene utilizzato per insegnare a mantenere e utilizzare meglio la catena posteriore.
Può essere Builder quando viene inserito per costruire femorali, erettori e massa posteriore.
“Primer e Builder descrivono la funzione, non l’esercizio.”
8.11Errore tecnico, coordinativo o strutturale
Tre livelli di lettura
Tecnico
Sa organizzare il gesto?
Coordinativo
Sa produrre forza nel momento giusto?
Strutturale
Ha abbastanza muscolo o forza locale?
Prima di scegliere una variante o un complementare dobbiamo cercare di capire che tipo di problema stiamo osservando.
Propongo tre livelli di lettura.
Livello tecnico
Domanda:
Sa organizzare il gesto?
Esempio fornito: front squat utilizzato per insegnare a non sbilanciarsi in avanti.
Livello neuromuscolare / coordinativo
Domanda:
Sa produrre forza nel momento giusto?
Esempio: un Primer specifico per imparare a “spingere” nello stacco.
Livello strutturale
Domanda:
Ha abbastanza muscolo o forza locale per sostenere ciò che gli chiedo?
Esempio: leg press utilizzata come Builder per costruire quadricipiti.
Questa distinzione evita di trattare ogni difficoltà come se avesse la stessa causa.
8.12Non ogni errore tecnico è una debolezza muscolare
Questo concetto viene ripetuto più volte nel corso.
Un errore può dipendere da:
- tecnica
- coordinazione
- attenzione
- struttura
- perdita della posizione
- difficoltà specifica sotto carico.
Per esempio, un atleta che nello squat tende a sbilanciarsi in avanti non necessita automaticamente di più muscolo.
Propongo il front squat come esempio di variante che può fornire un feedback immediato: se la persona perde la posizione, il bilanciere restituisce subito l’informazione.
“Non ogni errore tecnico è una debolezza muscolare.”
8.13Sticking point: riconoscerlo prima di intervenire
Lo sticking point è il punto nel quale l’alzata rallenta sistematicamente quando aumentano fatica o intensità.
Sottolineo però che non si deduce da una singola ripetizione.
Deve essere una difficoltà che tende a ricomparire nello stesso punto.
Questo principio è fondamentale perché impedisce di trasformare una singola esecuzione in una conclusione definitiva.
Il punto di rallentamento ci fornisce una informazione.
Non ci dà automaticamente la causa.
8.14Squat: problema → ipotesi → scelta
Vedi anche 4.12 Knee dominant vs Hip dominant Appendice E Tabelle degli sticking point
Nel corso propongo alcune direzioni operative.
Atleta Knee Dominant
Lo squat appare più verticalizzato.
Quando l’alzata rallenta in uscita dalla buca, può mostrare una minore capacità di grindare.
Una possibile direzione è costruire maggiore forza e tenuta di:
- schiena
- core.
Tra gli strumenti indicati:
- stacco GT
- mezzo stacco
- good morning
- rematore pesante
- GHD.
Atleta Hip Dominant
Utilizza maggiormente anca e schiena.
Nei massimali lo squat può trasformarsi quasi in un good morning.
Una possibile direzione è aumentare l’enfasi sui quadricipiti.
Tra gli strumenti indicati:
- safety bar squat
- front squat
- hack squat
- leg press
- leg extension.
Queste sono direzioni da verificare, non associazioni automatiche.
8.15Panca: problema → ipotesi → scelta
Vedi anche 6.15 Dove si rompe l’alzata Appendice E Tabelle degli sticking point
Distinguo tre grandi zone critiche.
Al petto
Possibili ipotesi:
- presa troppo larga
- pettorale debole
- difficoltà a produrre forza dalla posizione bassa.
Possibili strumenti:
- fermi lunghi
- panca paralimpica presa media
- dip
- panca inclinata.
5-15 cm dal petto
Possibili ipotesi:
- leve lunghe
- coordinazione petto-tricipite migliorabile.
Possibili strumenti:
- floor press
- pin press
- board bassa.
In chiusura
Possibile ipotesi:
- tricipite poco capace di completare il lockout.
Possibili strumenti:
- maggiore volume tricipiti
- dip
- estensioni EZ/cavo
- board alta
- eccentriche lunghe.
8.16Stacco: problema → ipotesi → scelta
Vedi anche 5.14 Dove si rompe l’alzata Appendice E Tabelle degli sticking point
Il modello decisionale
Distinguo tre zone principali.
Partenza
Possibile necessità:
- maggiore capacità di spinta dal suolo
- maggiore struttura nei quadricipiti
- migliore organizzazione della posizione iniziale.
Strumenti indicati:
- safety bar squat
- leg press
- hack squat
- belt squat
- deficit
- fermo 3-4 cm dopo la partenza
- ipertrofia specifica.
Al ginocchio
Possibile difficoltà:
- mantenere la posizione
- dare continuità al movimento mentre il bilanciere supera il ginocchio.
Strumenti:
- stacco 1 e mezzo
- touch & go controllato
- rumeno
- GT.
In chiusura
Possibile necessità:
- completare l’estensione dell’anca
- mantenere struttura fino al lockout.
Strumenti:
- blocchi pesanti
- hip thrust
- good morning.
Il modello decisionale del capitolo
Tutto il capitolo può essere riassunto attraverso una sequenza operativa:
- Guarda il fondamentale.
- Cerca una ricorrenza.
- Individua la priorità.
- Formula un’ipotesi.
- Chiediti se serve prima una correzione tecnica.
- Se il problema persiste, scegli una variante o un complementare.
- Chiediti se deve insegnare qualcosa o costruire qualcosa.
- Inseriscilo nella programmazione e rivaluta il fondamentale.
È la traduzione pratica del modello del corso:
- Osservo
- Interpreto
- Scelgo
- Programmo.
La scelta dell’esercizio viene dopo il problema, non prima.
Una variante non serve perché è interessante. Un complementare non serve perché “fa lavorare”. Un accessorio non serve perché manca qualcosa da aggiungere alla scheda.
Ogni esercizio deve avere una funzione.
La domanda finale dell’allenatore dovrebbe essere sempre:
Perché sto inserendo questo esercizio, e che cosa mi aspetto che migliori?



