Quando passo dalla teoria alla programmazione, il mio obiettivo è verificare se il ragionamento costruito nei capitoli precedenti riesce a tradursi in scelte concrete.
Non mi interessa soltanto sapere che cosa siano volume, intensità, frequenza, varianti o complementari.
Mi interessa saper guardare una scheda e chiedermi:
- perché questo esercizio è qui
- quale funzione sta svolgendo
- come si distribuisce la fatica nella settimana
- cosa sta progredendo
- cosa cambierei se il programma non funzionasse
- quali elementi terrei invariati.
La parte applicativa del corso nasce proprio con questo obiettivo: leggere casi semplici e imparare a mettere mano a una scheda con criterio.
10.1Come leggo una scheda
Quando ricevo una programmazione non parto immediatamente dagli esercizi che mi piacciono o che sostituirei.
Prima cerco di capire la logica generale.
Mi chiedo:
Qual è l’obiettivo?
Poi guardo:
- quali sono i fondamentali
- con quale frequenza compaiono
- quali varianti vengono utilizzate
- quali complementari sono presenti
- come sono distribuiti volume e intensità
- dove si concentra la fatica
- come viene gestito il recupero
- se esiste una progressione.
Una lista di esercizi non è ancora una programmazione.
Devo riuscire a capire che cosa dovrebbe succedere nel tempo.
Quando leggo una scheda cerco quindi tre cose:
Se non riesco a capire dove il programma vuole portare la persona, manca una parte importante del lavoro.
10.2Prima di stravolgere, aggiusto
Quando qualcosa non funziona non cambio automaticamente tutto.
Prima cerco di capire quale variabile potrebbe essere responsabile.
Posso chiedermi se il problema riguarda:
- volume
- intensità
- frequenza
- recupero
- scelta della variante
- carico
- tecnica
- aderenza della persona al programma.
Se una strategia non produce risultati, non continuo a utilizzarla soltanto perché ha funzionato con un altro atleta.
Ma non significa neppure che devo ricostruire l’intero programma da zero.
Il principio che utilizzo è: prima di stravolgere, aggiusto.
Cambiare meno cose mi permette anche di capire meglio che cosa ha realmente prodotto l’effetto successivo.
10.3La Split 3 come caso applicativo
Vedi anche 9.15 Costruire una settimana su 3 giorni Appendice F Split 3 FIF completa
Per trasformare i principi di programmazione in scelte concrete utilizzo una Split 3 organizzata su quattro settimane. La scheda completa è riportata in Appendice F; qui mi interessa leggerne la logica.
Nelle settimane 1-2 la struttura mantiene tre sedute con ruoli differenti. La panca compare più volte con richieste diverse, lo squat è presente come fondamentale e come box squat, lo stacco viene organizzato attraverso onde di carico, mentre trazioni, dip, rematori, military press, braccia e core completano il lavoro.
Il punto non è copiare la scheda. È capire perché gli esercizi sono distribuiti in quel modo e quale funzione svolgono.
10.4Cosa cambia nelle settimane 3-4
Nelle settimane 3-4 mantengo gran parte della struttura e modifico alcune variabili. Questo permette di creare progressione senza cambiare continuamente esercizi.
Nella panca il primo giorno passa da 6×4 @75% a 7×3 @80%, mentre il terzo giorno rimane 6×6 @70%. La Cambered Bench Press Bar passa da 4×10 @RPE 8 a 4×8 @RPE 8.
Nel back squat si passa da 4×6 @70% a 5×5 @75%, mentre il box squat resta presente nel terzo allenamento. Anche le onde dello stacco vengono rese più impegnative e l’interval training passa da 40” ON + 20” OFF a 45” ON + 15” OFF.
La progressione non riguarda quindi soltanto il peso. Posso modificare intensità, volume, densità e difficoltà complessiva mantenendo riconoscibile la struttura del programma.
Settimane 1-2 → Settimane 3-4 (dati dell’Appendice F)
| Esercizio | Settimane 1-2 | Settimane 3-4 | |
|---|---|---|---|
| Panca piana (allenamento 1) | 6×4 @75% | → | 7×3 @80% |
| Back Squat | 4×6 @70% | → | 5×5 @75% |
| Panca con Cambered Bench Press Bar | 4×10 @RPE 8 | → | 4×8 @RPE 8 |
| Rematore con bilanciere (allenamento 1) | 4×10 @RPE 9 | → | 3×8 @RPE 9 |
| Stacco da terra, 1ª onda | 5 @65% + 3 @70% + 1 @75% | → | 5 @70% + 3 @75% + 1 @80% |
| Interval training | 40'' ON + 20'' OFF × 15 round | → | 45'' ON + 15'' OFF × 15 round |
| Panca piana (allenamento 3) | 6×6 @70% | → | 6×6 @70% |
| Box Squat | 4×4 | → | 4×4 |
10.5Come leggo la progressione
Quando confronto due blocchi non guardo soltanto se “c’è più peso”. Cerco di capire:
- quali variabili aumentano
- quali rimangono stabili
- quali esercizi mantengono continuità
- dove cambia la richiesta
- se il carico di lavoro resta sostenibile.
Una progressione leggibile mi permette di sapere che cosa sto chiedendo in più alla persona e di valutare meglio la sua risposta.
10.6Perché ogni esercizio è presente
Nella Split 3 posso leggere gli esercizi attraverso la gerarchia vista nei capitoli precedenti.
I fondamentali mantengono continuità e permettono di lavorare sui gesti di riferimento. Le varianti, come Cambered Bench Press Bar e Box Squat, modificano alcuni elementi del gesto mantenendo una relazione forte con il fondamentale. Rematori, trazioni, dip e Military Press ampliano il lavoro della parte superiore, mentre gli accessori per braccia e core completano la settimana con funzioni più locali o di stabilizzazione.
Quello che mi interessa è che la settimana non diventi “tre giorni nei quali infilo tutto”.
Una split deve essere una gerarchia di priorità e funzioni.
10.7Caso studio pratico
Vedi anche Appendice G Scheda per l’analisi di un caso
Dal caso alla programmazione
Un caso pratico che utilizzo per spiegare il passaggio dall’osservazione alla programmazione è il seguente.
Cosa osservo
Nello squat tende a “sculare” anche con carichi bassi e le ginocchia tendono a chiudersi.
In panca tollera bene molto volume, ma sopra il 90% ha paura e tende a spegnersi.
Nello stacco regular chiude molto la schiena, parte abbastanza veloce ma presenta maggiore difficoltà nella fase di chiusura.
Non parto quindi da una lista di esercizi.
Parto dai problemi osservati.
Come organizzo la settimana
Giorno 1
- Panca board media
- Squat
- Rematore con bilanciere
Giorno 2
- Stacco a onde
- Panca paralimpica
- Leg press - Builder
Giorno 3
- Squat con fermo in buca e dopo la buca
- Panca: singola pesante del giorno + back-off
- Stacco GT - Builder
La logica delle scelte
Nel caso collego questa struttura a tre esigenze principali:
- costruire quadricipiti e migliorare il controllo delle ginocchia
- esporre progressivamente la panca a carichi elevati attraverso la board
- rinforzare core, schiena e catena posteriore per rendere lo stacco più compatto.
Questo è il passaggio che voglio insegnare.
10.8Caso studio - Camilla
Vedi anche Appendice G Scheda per l’analisi di un caso
Due sport di forza: distribuire priorità e stress
| Giorno 1 - carichi elevati | Giorno 2 - focus stacco | Giorno 3 - volumi elevati |
|---|---|---|
| Panca / Dip | Panca / Dip | Panca / Dip |
| Squat | Stacco | Squat |
| Trazioni | Hip Thrust | Trazioni |
| Bicipiti | Rematore | Tricipiti |
Il secondo caso riguarda Camilla e la convivenza tra powerlifting e streetlifting.
Quando due sport di forza convivono nello stesso programma, non posso semplicemente prendere due schede e sommarle.
Devo distribuire:
- priorità
- stress
- esercizi
- muscoli accessori; nei giorni in cui interferiscono meno con il lavoro principale.
Giorno 1 - Carichi più elevati
- Panca / Dip
- Squat
- Trazioni
- Bicipiti
Giorno 2 - Focus Stacco
- Panca / Dip
- Stacco da terra
- Hip Thrust
- Rematore
Giorno 3 - Volumi elevati
- Panca / Dip
- Squat
- Trazioni
- Tricipiti
Gestire due obiettivi contemporaneamente.
Quando powerlifting e streetlifting convivono, panca, squat e stacco devono condividere lo spazio settimanale con dip e trazioni.
Non aggiungo semplicemente esercizi.
Devo capire: quale gesto ha priorità in quella giornata? quale lavoro posso inserire senza compromettere ciò che viene dopo? dove posso collocare il volume accessorio? come posso distribuire lo stress durante la settimana?
Il criterio che utilizzo è: quando convivono due sport di forza, distribuisco priorità, stress e muscoli accessori nei giorni in cui interferiscono meno con il lavoro principale.
Dal caso pratico alla programmazione
Quando lavoro su un caso reale, il processo che seguo rimane sempre lo stesso.
- 1
Osservo.
Guardo i fondamentali e cerco ciò che si ripete.
- 2
Individuo il problema prioritario.
Non provo a correggere tutto contemporaneamente.
- 3
Formulo un’ipotesi.
Cerco di capire se la difficoltà è tecnica, coordinativa o strutturale.
- 4
Scelgo.
Decido se intervenire sul fondamentale, utilizzare una variante, un complementare o un Builder.
- 5
Programmo.
Inserisco l’intervento nella settimana considerando priorità e interferenze.
- 6
Rivaluto.
Il riferimento rimane sempre il gesto che volevo migliorare.
Il modello rimane:
- Osservo
- Interpreto
- Scelgo
- Programmo.
Una programmazione non nasce dalla somma degli esercizi. Nasce dalla relazione tra problemi osservati, obiettivi, priorità e distribuzione del lavoro.
Quando leggo o costruisco una scheda voglio poter rispondere a una domanda per ogni esercizio:
Domanda di controllo
Perché è qui?
Ogni esercizio deve avere una funzione riconoscibile all’interno del programma.
Se conosco la risposta, posso valutare il programma.
Se non la conosco, devo tornare indietro e capire quale funzione sto cercando di costruire.


