Per “occhio dell’allenatore” intendiamo la capacità di osservare un’alzata e, nel giro di poche ripetizioni, iniziare a capire cosa sta funzionando, cosa no, quale problema è prioritario e quale intervento possiamo provare.
Un buon allenatore non guarda semplicemente un esercizio.
Lo legge.
Questa capacità non nasce da un singolo concetto teorico. Si costruisce nel tempo attraverso l’unione di due elementi: conoscenza tecnica + esperienza sul campo.
Per riconoscere qualcosa che non funziona dobbiamo prima sapere come dovrebbe organizzarsi il gesto. Allo stesso tempo, però, dobbiamo osservare molte persone differenti: strutture corporee diverse, livelli di esperienza diversi, errori diversi e risposte diverse alle correzioni.
L’obiettivo non è diventare più bravi a trovare difetti.
È diventare più bravi a capire quale informazione è realmente utile per decidere cosa fare dopo.
3.1Guardare un esercizio e leggere un’alzata non sono la stessa cosa
Guardare significa vedere ciò che accade.
Leggere significa cercare di attribuire un significato a ciò che vediamo.
Se durante uno squat il bilanciere si sposta in avanti, per esempio, possiamo limitarci a notare che la traiettoria è cambiata.
Oppure possiamo iniziare a chiederci:
- quando compare lo spostamento
- se compare sempre
- se aumenta con il carico
- se è associato a una perdita del setup
- se modifica l’equilibrio
- se la persona riesce a correggerlo quando riceve un cue.
Questo secondo livello di osservazione è ciò che rende utile il colpo d’occhio.
L’allenatore non deve fermarsi alla domanda:
Che cosa vedo?
Deve iniziare a chiedersi:
Che cosa potrebbe significare ciò che sto vedendo?
3.2Cosa osservare
Vedi anche Appendice A Checklist per osservare un’alzata
La lettura dell’alzata
| Cosa osservo | Che informazione cerco |
|---|---|
| Traiettoria | Come si muove il carico e dove cambia |
| Simmetria | Differenze evidenti tra i due lati |
| Velocità | Dove e quando l’alzata rallenta |
| Stabilità | Quanto il gesto rimane solido e replicabile |
| Setup | Se la posizione iniziale viene mantenuta |
Nel corso individuo alcuni elementi principali da osservare durante un’alzata:
- traiettoria
- simmetria
- velocità
- stabilità
- perdita del setup
- sbilanciamenti
- compensi
- punti nei quali il gesto cambia improvvisamente
- relazione tra tecnica e aumento del carico.
Questa lista non deve diventare una checklist rigida da analizzare contemporaneamente in ogni ripetizione.
L’alzata va prima percepita nella sua globalità.
Solo dopo l’osservazione possiamo individuare il dettaglio che sembra avere maggiore importanza.
Traiettoria
Osserviamo come si muove il carico e se la traiettoria rimane sufficientemente coerente durante la serie.
Una variazione può essere occasionale oppure ripetersi sistematicamente.
Simmetria
Valutiamo se il movimento appare equilibrato tra i due lati o se emergono differenze evidenti durante l’esecuzione.
Velocità
La velocità può dirci dove l’alzata inizia a rallentare e come cambia quando aumentano fatica e intensità.
Non interessa soltanto sapere se una ripetizione è lenta.
Ci interessa capire dove e quando diventa lenta.
Stabilità
Un gesto può essere completato e allo stesso tempo risultare poco stabile.
La capacità di mantenere una posizione sufficientemente solida e replicabile è un’informazione importante per il coach.
Setup
Dobbiamo osservare se la posizione costruita prima dell’alzata viene mantenuta oppure se si modifica appena il movimento inizia.
Sbilanciamenti e compensi
Quando aumenta la difficoltà, la persona può modificare la propria strategia per completare il gesto.
Non ogni compenso deve essere automaticamente corretto.
Prima dobbiamo capire se è occasionale, sistematico e realmente limitante.
3.3Errore occasionale, sistematico e ad alta intensità
Tre situazioni da distinguere
Occasionale
Può dipendere da stanchezza, distrazione o una singola ripetizione.
Sistematico
Compare con continuità in giornate, serie o carichi differenti.
Alta intensità
La tecnica peggiora quando la richiesta diventa elevata.
Non tutti gli errori hanno lo stesso significato.
Nel corso distinguo tre situazioni utili.
Errore occasionale
Può dipendere da:
- stanchezza
- distrazione
- recupero insufficiente
- una singola ripetizione eseguita male.
Un errore visto una volta non deve essere immediatamente trasformato in una diagnosi tecnica.
Errore sistematico
Compare con continuità.
Tende a ripresentarsi in giornate differenti, a carichi differenti oppure in più serie.
Quando osserviamo una ricorrenza, l’informazione diventa più interessante.
Errore ad alta intensità
La tecnica può risultare buona a carichi bassi o medi e deteriorarsi quando il carico diventa elevato.
Questo tipo di errore è particolarmente importante perché ci mostra dove la strategia tecnica inizia a non reggere più sotto richiesta.
3.4Individuare la priorità
Una volta osservata l’alzata, l’allenatore deve scegliere su cosa intervenire.
Non dobbiamo correggere automaticamente tutto ciò che appare imperfetto.
La domanda centrale è:
Qual è il problema più importante in questo momento?
Il metodo proposto nel corso è:
- far eseguire alcune ripetizioni senza interrompere;
- individuare una sola priorità;
- formulare una correzione semplice;
- far ripetere il gesto;
- verificare cosa cambia;
- rivalutare.
Questo principio riprende direttamente quanto visto nel capitolo precedente: una correzione alla volta.
L’obiettivo non è dimostrare quante cose sappiamo osservare.
È scegliere la correzione con il maggiore potenziale di migliorare l’esecuzione.
3.5Quando correggere un’esecuzione
Non tutte le imperfezioni tecniche hanno la stessa importanza.
L’allenatore deve distinguere tra:
- errore importante
- imperfezione migliorabile
- dettaglio secondario
- caratteristica individuale.
Un errore tende a diventare prioritario quando:
- limita chiaramente l’efficacia dell’alzata
- peggiora con l’aumento del carico
- rende il gesto instabile o poco replicabile
- ostacola la progressione futura
- genera fastidio o dolore
- impedisce di esprimere correttamente la forza.
Questi criteri aiutano il coach a evitare un errore comune: correggere dettagli soltanto perché sono diversi da come eseguiremmo noi l’esercizio.
3.6Tecnica individuale e antropometria
Le persone non hanno tutte lo stesso corpo.
Cambiano:
- lunghezza del femore
- lunghezza del busto
- lunghezza delle braccia
- proporzioni corporee
- mobilità
- struttura articolare
- esperienza
- capacità di produrre forza.
Di conseguenza, due persone possono eseguire correttamente lo stesso esercizio assumendo posizioni visivamente differenti.
Il principio da ricordare è: la tecnica deve adattarsi alla persona, non la persona a un’immagine ideale della tecnica.
Accettare differenze individuali non significa però pensare che qualsiasi esecuzione sia valida.
Una tecnica personale dovrebbe comunque essere:
- stabile
- controllabile
- replicabile
- efficace
- coerente con l’obiettivo
- tollerabile
- progressivamente allenabile.
3.7Quando il carico fa emergere il problema
Il carico non serve soltanto a diventare più forti.
Può anche fornire informazioni.
Con un bilanciere molto leggero, una persona può eseguire un movimento apparentemente corretto. Aumentando progressivamente il carico possono invece emergere:
- perdita di stabilità
- difficoltà nel setup
- alterazioni della traiettoria
- anelli deboli
- limiti di forza specifica.
Questo non significa necessariamente che abbiamo aumentato il carico troppo presto.
Significa che abbiamo scoperto dove il gesto comincia ad andare in difficoltà.
Per questo motivo, se un errore compare soltanto ad alta intensità, non è sempre sufficiente allenarsi per mesi esclusivamente con carichi molto più leggeri.
Dobbiamo avvicinarci progressivamente e in modo controllato alla zona di carico nella quale il problema emerge.
La tecnica deve essere allenata anche nelle condizioni in cui tende a rompersi.
3.8Quando compare dolore
Se durante un esercizio compare dolore, il movimento deve essere rivalutato.
Non possiamo attribuire automaticamente la causa del dolore a un singolo dettaglio tecnico osservato durante una ripetizione.
Nel perimetro del trainer possiamo:
- interrompere o modificare l’esercizio
- ridurre il carico
- ridurre il range di movimento
- provare una variante meglio tollerata
- indirizzare la persona a una figura sanitaria quando appropriato.
Questo punto è importante anche dal punto di vista del ruolo professionale.
L’allenatore osserva, adatta e programma.
Non deve trasformare un’osservazione tecnica in una diagnosi sanitaria.
3.9Il metodo operativo di osservazione
Vedi anche Capitolo 12 Il modello operativo finale
Metodo operativo
- Osservo
- Priorità
- Ipotesi
- Correggo
- Ripeti
- Verifico
- Rivaluto
Il modello operativo del corso può essere sintetizzato in questa sequenza:
La sequenza completa
- 1
Osservo
Lascio che la persona esegua abbastanza ripetizioni da permettermi di vedere il gesto.
- 2
Identifico la priorità
Non scelgo tutti gli errori.
Scelgo quello che in quel momento sembra avere maggiore importanza.
- 3
Formulo un’ipotesi
Cerco di capire quale possa essere il motivo della difficoltà.
Non trasformo l’ipotesi in una certezza.
- 4
Correggo
Utilizzo poche parole e una indicazione concreta.
- 5
Faccio ripetere
La persona prova immediatamente a trasformare il cue in movimento.
- 6
Verifico
Osservo se la correzione produce il risultato desiderato.
- 7
Rivaluto
Se migliora, posso eventualmente passare alla priorità successiva.
Se non migliora, posso cambiare modo di spiegare oppure riconsiderare l’ipotesi iniziale.
Questo processo rappresenta il passaggio tra osservazione e coaching.
Ed è la base per ciò che vedremo successivamente: capire quando una correzione tecnica è sufficiente e quando invece diventa necessario intervenire anche attraverso varianti, complementari o programmazione.
Come allenare il proprio colpo d’occhio.
Il colpo d’occhio migliora con la pratica.
Nel corso vengono suggerite alcune strategie semplici:
- imparare a spiegare gli esercizi in tempi progressivamente più brevi
- osservare continuamente altre persone e chiedersi: “Qual è la prima cosa che correggerei?”
Checkpoint pratico
Allenare il colpo d’occhio
Il colpo d’occhio migliora con la pratica e con la verifica delle proprie ipotesi.
L’obiettivo non è diventare più veloci nel giudicare.
È diventare più veloci nel selezionare l’informazione realmente utile.
Osserva. Formula un’ipotesi. Intervieni. Verifica.Da portare in palestra
Davanti a un’alzata chiediti prima: “Qual è la prima cosa che correggerei?”. Poi prova la correzione e osserva se il movimento cambia davvero.



